23 Lug 2026 — 30 Ago 2026, ore 11:00
Palazzo Ducale, Ducale Spazio Aperto
Le sette opere della serie “Scomposizioni” mostrano macerie del Ponte Morandi, crollato a Genova il 14 agosto 2018. Le parti precipitate del viadotto, costruito negli anni Sessanta, sono tuttora conservate a fini di prova nel processo sul collasso che provocò la morte di 43 persone, 11 feriti e 566 sfollati. Nel 2026 è attesa la sentenza di primo grado di un iter processuale, la cui la prima udienza si svolse nel 2022. Il lavoro è stato realizzato nel 2020 all’interno del magazzino, in cui i reperti sotto sequestro sono stati custoditi prima di essere spostati in un altro luogo. Dal 2024, la struttura recuperata ospita il Memoriale.
I monumentali frammenti di cemento trapassato da cavi d’acciaio, ordinatamente sparsi nel chiuso dell’hangar, sono ritratti mentre giacciono coperti da teli di plastica trasparente.
Come dei simulacri, questi resti di una continuità nello spazio, materializzano il vuoto e trattengono la memoria depositata sulla superficie. Le prospettive rivelano forme isolate che, percepite attraverso strati di trasparenze, sembrano private di forza gravitazionale.
Riconoscere il significato acquisito da queste entità materiali richiede una partecipazione collettiva. È una questione pubblica con responsabilità politica, che può ripetersi altrove. Impone, inoltre, di interrogarci sull’impatto ambientale del cemento nella logica capitalista. Questa tragedia di profitto poteva essere evitata se le società incaricate della gestione del tratto autostradale avessero provveduto alla manutenzione periodica necessaria, anziché ignorarla per risparmiare sui costi mentre invece gli utili aumentavano, e funzionari dello Stato avessero vigilato. In quel momento, la concessione era affidata ad Autostrade per l’Italia (ASPI), controllata della holding Atlantia, il cui principale azionista è la famiglia Benetton. Oggi, diversamente dagli anni Cinquanta e Sessanta del miracolo economico e boom edilizio, è risaputo che il cemento armato si corrode nel tempo sino a causare criticità irreversibili. È un prodotto del capitalismo che, con conseguenze disastrose sull’ambiente, sostiene un sistema di obsolescenza programmata. Dando notizia del crollo, la stampa internazionale ha infatti rilanciato studi e inchieste sui problemi di sicurezza dei ponti nei propri paesi. L’industria del cemento è responsabile dell’8% circa delle emissioni globali di CO2, gas serra che contribuisce al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici. La cementificazione impermeabilizza il suolo, provocando dissesti idrogeologici e distruggendo habitat naturali. L’estrazione intensiva di sabbia accelera erosioni e minaccia ecosistemi.
a cura di
Gianluigi Ricuperati.
Testo critico di Riccardo Venturi.
In dialogo con il Memoriale 14 Agosto 2018 e il Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi
quando
dal 23 luglio al 30 agosto 2026
Apertura al pubblico da martedì a domenica, ore 11-18
Lunedì chiuso
dove
Ducale Spazio Aperto
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