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Fondazione Palazzo Ducale Genova

La Storia

Il corpo centrale del Palazzo è occupato dalle sale del Minore e del Maggiore Consiglio, spazi che nel progetto cinquecentesco del Vannone rappresentavano il cuore e il centro compositivo del Palazzo. Le sale che vediamo oggi sono quelle ricostruite dopo l’incendio del 1777 dall’architetto Simone Cantoni, autore anche delle celebri coperture delle stesse a forma di carena rovesciata e della facciata su piazza Matteotti. 

Sala del Maggior Consiglio


L’immagine che offre oggi al visitatore il Salone del Maggior Consiglio è quella neoclassica settecentesca riferibile al restauro di Simone Cantoni avvenuto dopo il furioso incendio del 1777. Tutto sommato però le dimensioni restano quelle della “Sala Grande” trecentesca e del Salone vannoniano di fine Cinquecento.

In questa sala si riunivano i 400 nobili che amministravano la Repubblica, in base alla riforma aristrocratica di Andrea Doria del 1528, ma si ha notizia anche di banchetti, danze, concerti e spettacoli di carnevale in netto contrasto con l’austerità e la severità del governo di un’importante Repubblica racchiuso all’interno di un palazzo-fortezza. Questo è spiegabile, secondo alcuni storici, poiché Genova a partire dal Seicento aveva ormai perso le sue peculiarità di repubblica mercantile e militare per assumere il ruolo di potenza economica e bancaria in grado di gestire gli ingenti flussi di metalli preziosi provenienti dalle Americhe.

Al Cantoni si deve, oltre che alla ricostruzione di questo salone e di quello del Minor Consiglio e della facciata con ardite innovazioni ingegneristiche, anche la realizzazione di un complesso programma decorativo neoclassico in sostituzione di quanto realizzato dal Vannone nel 1591.

Se gli stucchi della volta furono affidati al milanese Carlo Fozzi, del genovese Andrea Casaregi sono le staue in gesso con le allegorie della Concordiae della Pace ai lati del grande portale d’ingresso. Nicolò Traverso e Francesco Ravaschio eseguirono rispettivamente le altre due statue della Giustizia e della Fortezza che affiancavano il trono del Doge in fondo al Salone.

Il trono fu distrutto, insieme alle statue di Uomini Illustri che erano posizionate nelle otto nicchie laterali e alle statue dei Doria della scalinata d’ingresso della piazza. Artefice di tale scempio fu la rivolta giacobina del 1797 che, sopprimendo i simboli del potere nobiliare, segnarono la fine della Repubblica aristocratica.

Sopra l’ingresso principale si trova La battaglia della Meloria ad opera di Giovanni David (Cabella 1743 – Genova 1790) a memoria della battaglia navale del 1284 durante la quale Genova sconfisse definitivamente la nemica Pisa, un’altra delle quattro repubbliche marinare assieme a Venezia e Amalfi.

Sul fronte opposto, al di sopra dello stemma reale dei Savoia, ancora su bozzetto del David, Emanuele Tagliafichi rappresentò Il Doge Leonardo Montaldo restituisce la libertà al Re di Cipro, Jacopo da Lusignano.

Il progetto di Simone Cantoni fu anche di interventi eccezionali, come nel caso del lavoro di Giandomenico Tiepolo, allievo e collaboratore del padre Giambattista, che sulla volta realizzò il grande affresco La Liguria e le glorie della famiglia Giustiniani realizzato tra il 1783 e 1785 e andato perduto poco dopo.

L’affresco venne sostituito dal dipinto tutt’ora visibile di Giuseppe Isola (Genova 1808 – 1893) raffigurante L’allegoria del commercio dei Liguri realizzato nel 1875.

L’assetto decorativo fu completato in fretta e furia in occasione della visita di Napoleone a Genova in città nel 1805 con una serie di di grandi tele chiaro scure di soggetto mitologico e con sagome di putti inseriti nelle nicchie quadrangolari.

I grandi lampadari attualmente visibili, sono stati realizzati appositamente per la riapertura del Palazzo al pubblico nel 1992. 

Sala del Minor Consiglio


Disposto verso Nord, era denominato per la sua collocazione sede del “Consiglietto d’Estate” da utilizzarsi nei mesi caldi dell’anno.
Il Minor Consiglio era composto da 100 membri e aveva giurisdizione, fra le altre cose, sui possedimenti genovesi d’oltremare. L’esempio forse più significativo di queste competenze di governo è rappresentato da una decisione del 1768 quando Genova cedette definitivamente la Corsica alla Francia. Curiosamente Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio un anno dopo.

L’apparato decorativo di questo ambiente fu affidato dal Cantoni allo pittore e scrittore d’arti Carlo Giuseppe Ratti allora direttore della scuola di pittura dell’Accademia Linguistica. A Carlo Barabino fu invece affidata la realizzazione della balaustra circolare in marmo (Esedra) che delimitiva lo spazio del Doge.

Il Ratti, fra i massimi esponenti del primo neoclassicismo in Liguria, con un occhio alla tradizione barocca, riprese ancora una volta i temi dell’autocelebrazione con lo sbarco di Colombo nelle Indie sopra l’ingresso principale e L’arrivo a Genova delle Ceneri del Battista di fronte.

Sul soffitto, fra i monocromi La Liguria sparge tesori alleProvincie e Giano sacrifica alla Pace, campeggia L’apoteosi della Repubblica con l’allegoria della Divina Sapienza ripresa da un bozzetto di Domenico Piola.

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