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Per una nuova cultura dell’invecchiamento

02 Feb 2017 — 09 Mar 2017, ore 00:00

Stiamo vivendo una rivoluzione demografica che riguarda l’intero pianeta. L’aumento dell’età della vita coincide, a fronte del generalizzato calo della natalità in Europa, con il progressivo invecchiamento della popolazione delle società occidentali. Con quale atteggiamento si sta affrontando questo mutamento?

Antonio Guerci

Antonio Guerci

La discrepanza tra “essere” e “fare” in un’età in cui questa identificazione “non regge più”, manda in crisi un sistema socio-economico-politico che si preoccupa di trovare strategie per ovviare la vecchiaia in tutte le sue manifestazioni, dimenticando ciò che la natura ha predisposto da quando esiste Homo sapiens.Esistono due prospettive intersecantesi (e talora divergenti e perfino conflittuali) sulla vecchiaia e sull’invecchiamento: quella legata a una progressiva medicalizzazione del soggetto che invecchia, implicita in molti aspetti dell’approccio occidentale; e quella legata al tempo di vita, tipica di molte culture non occidentali, e che emerge oggi come questione pressante nel cuore stesso dell’Occidente. L’intento è di favorire la mescolanza e lo scambio di queste due prospettive, nella convinzione che se l’«umanesimo» dell’approccio tradizionale rischia l’inefficacia per carenza di mezzi, la «potenza tecnica» della biomedicina occidentale rischia la cecità per carenza di fini. Già ordinario di Antropologia presso l’Università degli Studi di Genova, è titolare della Cattedra UNESCO “Antropologia della salute – Biosfera e sistemi di cura” e curatore del Museo di Etnomedicina A. Scarpa. Inoltre è Vice-Presidente della Société Européenne d’Ethnopharmacologie, Strasburgo; Expert Adviser dalla Chinese University of Hong Kong per il programma Traditional Medicines; Professore Onorario della Universidad Cientifica del Sur, Lima (Perù); Membro onorario del Centro Internacional de Medicina Traditional, Cuzco (Perù); Presidente dell’Observatoire Homme-del CNRS Parigi. Ciclo Per una nuova cultura dell’invecchiamento, realizzato in collaborazione con Università degli Studi di Genova, IIT – Istituto Italiano di Tecnologia, Auser Liguria, CGIL SPI Genova – Sindacato Pensionati Italiani

02 Febbraio 2017, ore 17.45

Marco Giorgio

Marco Giorgio

Nascimur uno modo, multis morimu. Le teorie dell’invecchiamento sono centinaia, tuttavia i meccanismi molecolari che producono nel tempo il decadimento delle funzioni rimangono poco chiari.La strategia riproduttiva e il costo energetico per mantenere funzioni ottimali sono considerati fattori determinanti la durata della vita. Pertanto, ipotizziamo che l’adattamento a vari ambienti, alterando il bilancio energetico particolarmente nei mammiferi, influenzi la velocità con la quale invecchiamo. Le tecnologie genomiche consentono di descrivere come il DNA si adatta nel tempo e alle diverse condizioni ambientali. Queste ricerche promettono di estendere la conoscenza di base sulla nostra vita e di fornire strumenti per predire l’insorgenza di malattie croniche e favorire una terza età in salute. Marco Giorgio si è laureato in biologia a Roma. Ha svolto il tirocinio presso l’istituto di ricerche di biologia molecolare di Pomezia quindi col supporto dell’associazione italiana ricerca sul cancro ha studiato modelli transgenici di cancro presso l’istituto Regina Elena di Roma. Si è trasferito al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, continuando a lavorare sulla genetica del cancro e dell’invecchiamento. Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in biotecnologie si è unito al dipartimento di oncologia sperimentale dell’istituto europeo di oncologia di Milano dove attualmente è ricercatore e studia bioenergetica contribuendo a programmi clinici che comprendono l’alimentazione e lo sviluppo di nuovi diagnostici. Tali studi sono riportati in oltre 100 pubblicazioni con oltre 8000 citazioni. Ciclo Per una nuova cultura dell’invecchiamento, realizzato in collaborazione con Università degli Studi di Genova, IIT – Istituto Italiano di Tecnologia, Auser Liguria, CGIL SPI Genova – Sindacato Pensionati Italiani

09 Febbraio 2017, ore 17.45

Chiara Saraceno

Chiara Saraceno

L’invecchiamento della popolazione e delle parentele cambia gli equilibri demografici tra le generazioni, ridefinendo punti di tensione e di conflitto, ma anche di solidarietà.Conflitti tra le generazioni a livello macrosociale – nel mercato del lavoro, nella spesa sociale – possono trovare più o meno parziale (ma anche diseguale e disegualizzante) composizione a livello micro-famigliare, dei rapporti intergenerazionali entro la famiglia e la parentela, su cui si focalizzerà la lezione. Entro le reti intergenerazionali famigliari, infatti, il flusso degli aiuti di tipo economico è prevalentemente dalla generazione più anziana a quella più giovane, mentre quello dell’aiuto in forma di cura/accudimento avviene sia dalla generazione più vecchia a quella più giovane (fino a che gli anziani stanno bene), sia dalla generazione di mezzo in entrambe le direzioni. Questa divaricazione tra i due livelli – macrosociale e micro-famigliare – è tanto più forte quanto più, come in Italia, le politiche pubbliche sono squilibrate a favore della generazione più anziana e scarso è l’investimento pubblico nei confronti delle generazioni più giovani, le cui chances di vita sono così fortemente dipendenti dalle risorse e solidarietà delle generazioni più anziane. A soffrirne non sono solo i giovani, ma anche la generazione di mezzo, spesso stretta tra obbligazioni di sostegno – economico, di cura – sia verso grandi anziani divenuti fragili sia verso figli non ancora autonomi e/o nipoti (cfr. il fenomeno delle “nonne sandwich”). Ciclo Per una nuova cultura dell’invecchiamento, realizzato in collaborazione con Università degli Studi di Genova, IIT – Istituto Italiano di Tecnologia, Auser Liguria, CGIL-SPI Genvoa – Sindacato Pensionati Italiani

02 Marzo 2017, ore 17.45

Lucia Peruzzi

Lucia Peruzzi

Segno visibile del tempo che scorre e che tutto trasforma è la vecchiaia. Gli artisti della nostra storia occidentale hanno affrontato le differenti sfaccettature di questo tema cercando di esprimere, trasfigurare ed esorcizzare questa stagione della vita. Le pitture vascolari dell’antica Grecia e la scultura ellenistica indagano con realismo talvolta crudele i segni che il tempo ha lasciato. Nei ritratti della Roma antica la vecchiaia viene identificata come età della saggezza e dell’esperienza mentre nelle figure in pietra che popolano le cattedrali del Medioevo diventa il tempo della preghiera e del riposo dalle fatiche del lavoro. Solo nel Rinascimento l’indagine acuta dei disegni di Leonardo cattura le trasformazioni dei volti e dei corpi in una moderna ottica scientifica. In età di controriforma, in sintonia con la politica promossa dalla Chiesa, l’immagine della vecchiaia acquista un significato moraleggiante e didascalico nella duplice accezione della virtù e del vizio: i santi offrono modelli di vita esemplari, mentre i vecchi lascivi protagonisti delle scene di genere condannano il vizio e la lussuria. Sulla scia della pittura caravaggesca si arriva alla lucida osservazione della realtà di stampo illuminista che nell’arte dell’Ottocento prende la forma di una vera e propria denuncia sociale. Lucia Peruzzi è laureata in Storia dell’Arte a Bologna discutendo una tesi sulla pittura emiliana del Seicento, ha frequentato il corso di specializzazione in Storia dell’Arte a Parma, ricoprendo in seguito la cattedra di Storia dell’Arte al Liceo Classico San Carlo di Modena. Ha realizzato numerose pubblicazioni, tra cui il catalogo dei dipinti antichi del Museo civico di Modena, il catalogo della raccolta di dipinti della Banca Popolare dell’Emilia e Romagna, la monografia su Ludovico Lana (artista emiliano del Seicento) e lo studio e la schedatura di opere per importanti mostre.Consulente di gallerie e istituzioni, ha un rapporto pluriennale con la BPER, per…

09 Marzo 2017, ore 17.45


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