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Fondazione Palazzo Ducale Genova

La discrepanza tra “essere” e “fare” in un’età in cui questa identificazione “non regge più”, manda in crisi un sistema socio-economico-politico che si preoccupa di trovare strategie per ovviare la vecchiaia in tutte le sue manifestazioni, dimenticando ciò che la natura ha predisposto da quando esiste Homo sapiens.
Esistono due prospettive intersecantesi (e talora divergenti e perfino conflittuali) sulla vecchiaia e sull’invecchiamento: quella legata a una progressiva medicalizzazione del soggetto che invecchia, implicita in molti aspetti dell’approccio occidentale; e quella legata al tempo di vita, tipica di molte culture non occidentali, e che emerge oggi come questione pressante nel cuore stesso dell’Occidente. L’intento è di favorire la mescolanza e lo scambio di queste due prospettive, nella convinzione che se l’«umanesimo» dell’approccio tradizionale rischia l’inefficacia per carenza di mezzi, la «potenza tecnica» della biomedicina occidentale rischia la cecità per carenza di fini.

Già ordinario di Antropologia presso l’Università degli Studi di Genova, è titolare della Cattedra UNESCO “Antropologia della salute – Biosfera e sistemi di cura” e curatore del Museo di Etnomedicina A. Scarpa. Inoltre è Vice-Presidente della Société Européenne d’Ethnopharmacologie, Strasburgo; Expert Adviser dalla Chinese University of Hong Kong per il programma Traditional Medicines; Professore Onorario della Universidad Cientifica del Sur, Lima (Perù); Membro onorario del Centro Internacional de Medicina Traditional, Cuzco (Perù); Presidente dell’Observatoire Homme-del CNRS Parigi.

Ciclo Per una nuova cultura dell’invecchiamento, realizzato in collaborazione con Università degli Studi di Genova, IIT – Istituto Italiano di Tecnologia, Auser Liguria, CGIL SPI Genova – Sindacato Pensionati Italiani

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