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Ivana

29 Giu 2026, ore 18:30

Palazzo Ducale, Teatrino di Palazzo Ducale

Proiezione del documentario di Farian Sabahi

Insieme all’autrice interviene Fabio Caffarena, Professore Associato di Storia contemporanea e membro del gruppo di lavoro dell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare dell’Università di Genova.

Capelli rossi cotonati, occhi verdi, trucco impeccabile. Ivana è un personaggio felliniano. La sua è una storia di povertà, violenza sessuale e malattia, ma anche una storia di riscatto: trova lavoro, fa il mutuo e compra casa, si sposa e ha una figlia. Originario di Parma, il nonno materno aveva trovato lavoro come spazzino e becchino a Varigotti, un borgo della Riviera ligure di Ponente. Nel 1933 la giovane e bella Iole, madre di Ivana, si innamora di un marinaio napoletano, quasi ogni sera percorre il sentiero che da Varigotti porta al semaforo di Capo
Noli, la stazione militare tra Varigotti e Noli, a picco sul mare.
Quando rimane incinta, il bel marinaio torna a Napoli dove tiene moglie. A Varigotti, la piccola Ivana è “figlia di enne enne”. Quando ha sette anni, la mamma si sposa con un uomo violento, che abusa della figliastra e, per questo, finirà in carcere. Dopo qualche mese, Ivana si ammala e resterà claudicante. A 91 anni, contatta Farian Sabahi per raccontarle la sua storia. Dopo averne raccolto la testimonianza, la regista decide di accompagnarla alla stazione militare dove Ivana era stata concepita ma, a causa dell’invalidità, non era riuscita a salire.

Sono storica contemporanea specializzata sul Medio Oriente e, in particolare, su Iran e Yemen. Si tratta di una regione attraversata da innumerevoli conflitti e violazioni dei diritti umani, e quindi da tanto dolore. Dopo trent’anni di lavoro intenso, come accademica e giornalista professionista, nell’estate del 2023 avevo iniziato un progetto di storia orale su Varigotti, un piccolo borgo nella Riviera di Ponente dove i miei genitori avevano acquistato una seconda casa nel 1983 e che considero, nei miei innumerevoli traslochi, il baricentro della mia vita. L’obiettivo di quel progetto di storia orale era prendere le distanze dalle guerre e quindi alleggerire il cuore, concentrandomi sulle testimonianze di persone per lo più anziane, disponibili a raccontarmi le loro vicende personali, che avrei intrecciato alla storia italiana.
Nel giro di qualche giorno, mi ero però resa conto che non tutti erano disposti a incontrarmi. In un caso, il figlio sessantenne aveva impedito alla madre di parlarmi. In molti diffidavano di una donna “foresta due volte”, ovvero straniera perché non sono originaria di quel borgo, ma anche perché percepita come non del tutto italiana (mio padre è iraniano, mia madre piemontese). Nell’estate del 2024 avevo accantonato il progetto. La cosiddetta guerra dei dodici giorni, ovvero l’aggressione israeliana dell’Iran la notte tra il 13 e il 14 giugno 2025, mi ha però convinta che non potevo e non posso continuare a lavorare soltanto sull’Iran perché fonte di ansia. In quei giorni a Teheran non c’erano soltanto mio zio Nasser e tre dei suoi cinque figli, con cui non ho rapporti da anni per le ripercussioni che potrebbero avere a causa del legame di sangue con una studiosa e giornalista che da anni lotta per i diritti umani. In quei giorni a Teheran c’era anche mio padre (85 anni), farlo uscire dall’Iran mentre Israele e gli Stati Uniti bombardavano non è stato facile.
È in questo contesto che nasce il cortometraggio “Ivana”: a Varigotti, ricomincio a intervistare persone che conosco da decenni e che hanno stima di me e del mio lavoro.
Invito a casa nostra, sotto il portico, Susanna Berra, che era stata proprietaria dei Bagni Liliana. Sarà lei a raccontare alla sua amica Marina Rosso del nostro incontro e a farmi conoscere sua madre Ivana. Da Ivana mi reco con il blocco degli appunti, la biro e il cellulare. Metto il telefono in modalità aereo, dopodiché inizio a registrare l’audio. Il video sarà realizzato in seguito. Quella di Ivana non è una storia facile. Non ci sono morti ammazzati per strada, come è successo in Iran nel massacro del gennaio 2026, ma è comunque una storia dolorosa. Una storia di riscatto, che mi sono sentita in dovere di raccontare.

Farian Sabahi (1967) è professoressa associata in Storia contemporanea presso l’Università dell’Insubria, dove insegna Storia e diritti alla triennale e Storia contemporanea e business del Medio Oriente alla magistrale. Laureata in Economia all’Università Bocconi e in Storia
Orientale a Bologna, ha conseguito il Ph.D. in Storia presso la School of Oriental and African Studies di Londra con una tesi sull’Esercito del Sapere durante il regno di Muhammad Reza Pahlavi (1963-79).
I suoi ultimi libri sono Alla corte dello scià (2025), Noi donne di Teheran (2022), Storia dello Yemen (2021) e Storia dell’Iran 1890-2020 (2020). Figlia di un iraniano e di una piemontese, racconta le vicende di famiglia nel memoir Non legare il cuore. La mia storia persiana tra due paesi e tre religioni (Solferino, 2018), con cui è stata insignita del Premio Giuditta ad Alessandria, la sua città natale.
È giornalista e collabora con Il Corriere della Sera, il manifesto e con la RAI.
Nel 2019 il Museo d’Arte Orientale di Torino ha ospitato la sua mostra fotografica Safar: vite appese a un filo, viaggio in un Medio Oriente che non esiste più (1997-2003), poi esposta a Parma capitale della cultura 2021. Come regista ha realizzato i cortometraggi I
bambini di Teheran (2018) sui rifugiati polacchi in Iran durante la Seconda guerra mondiale, Out of place (Skytg24, 2009) e Che ne facciamo di Teheran? (Rainews24, 2008); in tutti e tre i video, protagonisti sono israeliani di origine iraniana o con un qualche legame con l’Iran, intrecciando così le vicende iraniane a quelle dello Stato ebraico. Il cortometraggio Ivana (2026) rientra nei suoi recenti progetti di ricerca di storia orale sulla Liguria di Ponente.

a cura di

Documentario a cura di Farian Sabahi

quando

lunedì 29 giugno 2026, ore 18.30

dove

Teatrino di Palazzo Ducale

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