La natura è un riferimento forte, che compare spesso nel discorso e nella pratica politica. La troviamo nei processi di costruzione degli stati nazionali dalla fine del Settecento in avanti. Questi stati fanno spesso riferimento all’idea che la nazione sia una sorta di corpo fisico che definisce i legami e le differenze tra gli individui e le comunità. Nel primo Novecento è ancora la natura a essere utilizzata come riferimento cruciale nei regimi totalitari, in cui la nazione diventa un corpo fondato sulla razza, con la quale distinguere naturalmente chi è compreso e chi è escluso nella comunità nazionale e nei diritti che essa garantisce. E, di nuovo, la natura è una presenza decisiva nei sistemi giuridici delle democrazie, che continuano a lungo a considerare la sfera dei diritti di cittadinanza degli uomini e delle donne non uguale, perché fondata su quelle che si ritengono differenze di natura. Racconteremo questi tre momenti, diversi, ma legati tra loro, che ci permetteranno di capire il rilievo del naturale e dell’innaturale nella storia e nelle società contemporanee.
Carlotta Sorba insegna Storia contemporanea all’Università di Padova, dove dirige il Centro Interuniversitario di Storia Culturale
Emmanuel Betta insegna Storia contemporanea presso l’Università La Sapienza, Roma
Una riflessione antropologica sul confine, tutt’altro che stabile, tra naturale e innaturale. Attraverso esempi tratti da contesti culturali diversi, Aime mostra come ciò che definiamo “naturale” sia spesso il risultato di costruzioni storiche, sociali e simboliche, più che un dato oggettivo e universale. L’antropologia diventa così uno strumento critico per smascherare le categorie che utilizziamo per interpretare il mondo e per interrogare le opposizioni – natura/cultura, tradizione/innovazione, umano/non umano – che orientano il nostro modo di pensare. Inserita nella rassegna La Storia in Piazza, la conferenza invita il pubblico a ripensare il significato di naturale e innaturale alla luce delle trasformazioni contemporanee.
Marco Aime è antropologo e scrittore, già docente di Antropologia culturale presso l’Università degli Studi di Genova. Si occupa di Africa occidentale, migrazioni, identità culturale e temi legati al razzismo e all’intercultura.
Attraverso storie di fiumi, rive e argini, Paolini racconta come l’uomo abbia plasmato e trasformato il paesaggio, intrecciando memoria storica e riflessione sul rapporto tra natura e intervento umano. Uno spettacolo che invita a osservare il confine tra ciò che è naturale e ciò che è costruito, offrendo uno sguardo poetico e critico sul legame tra ambiente, storia e società.
Marco Paolini è attore, autore e regista teatrale, noto per il suo teatro civile e di narrazione.
Facciamo la guerra perché ce l’abbiamo “scritta nel DNA”. I maschi sono aggressivi “di natura”. La pandemia è stata una punizione della Natura. Quante volte lo abbiamo sentito nel dibattito pubblico e nell’arena brutale dei social? L’argomento della naturalità ci attrae molto, perché cela dietro l’apparenza di una spiegazione quella che in realtà è una giustificazione, un tentativo di deresponsabilizzarsi. Se è scritto nel DNA, non è poi del tutto colpa nostra: possiamo chiedere le attenuanti genetiche. Tutte le ideologie totalitarie hanno cercato di imporre il loro ordine delle cose spacciandolo per un ordine “naturale”. E il resto era “contro-natura”. Dietro questi ragionamenti si nasconde un’idea completamente fuorviante di natura, che in realtà è cambiamento, diversità, ambivalenza, mai un’autorità morale. Si tratta di un errore che talvolta commettiamo spinti dalle migliori intenzioni, quando associamo la natura a bontà, saggezza, normalità. Andiamo a vivere in un bosco e pensiamo di essere tornati nella natura. E invece Homo sapiens è da sempre un intreccio di retaggi biologici, di culture, tecnologie, contingenze storiche, unicità individuali. Proveremo a sfatare il mito della naturalità partendo proprio dai dati evoluzionistici e biologici. Ci soffermeremo su tre casi sensibili: le questioni di genere; la violenza; le presunte “catastrofi naturali”.
Telmo Pievani è filosofo della scienza, saggista e divulgatore, professore presso l’Università degli Studi di Padova. Si occupa di evoluzionismo, biodiversità e rapporto tra scienza e società, con particolare attenzione ai temi ambientali.
Gli albori della democrazia moderna, nell’età delle rivoluzioni sette-ottocentesca, sono segnati dall’dea che la sfera pubblica non può che appartenere agli uomini. L’uomo è un animale politico, la donna un animale domestico. L’autogoverno del popolo esige virtù, talenti e passioni che le donne non hanno, per natura: battersi, dare ordini, portare a buon fine le proprie decisioni. Attraverso le voci di personaggi del periodo seguiremo come questa idea cresca e si consolidi nel pensiero intellettuale e nel senso comune rendendo la battaglia di emancipazioniste e suffragiste particolarmente ardua e complessa.
Carlotta Sorba insegna Storia contemporanea all’Università di Padova, dove dirige il Centro Interuniversitario di Storia Culturale.
Un dialogo tra scienza e storia per esplorare il confine tra naturale e innaturale. Dalle antiche interpretazioni delle comete come presagi misteriosi, passando per l’arte e la rivoluzione scientifica di Galileo e Newton, fino all’impresa tecnologica della missione spaziale Rosetta, lo spettacolo racconta come lo sguardo umano abbia trasformato un fenomeno naturale percepito come minaccioso in oggetto di conoscenza. Un viaggio tra immaginario, storia e scienza che mostra come cambiano, nel tempo, le nostre idee di natura e di progresso.
Amedeo Feniello è storico medievalista italiano e docente di Storia medievale presso l’Università degli Studi dell’Aquila.
Si occupa di storia economica e sociale del Medioevo, con attenzione al Mediterraneo e alle reti commerciali medievali.
Paolo Ferri è un fisico teorico che ha lavorato per quasi quarant’anni per l’Agenzia spaziale europea (ESA) a Darmstadt, in Germania. È stato a capo del dipartimento di operazioni spaziali dell’Agenzia e responsabile di varie missioni, tra cui Rosetta, Mars Express e ExoMars.
Carlo Mascilli Migliorini è musicista, compositore e direttore d’orchestra italiano. Si distingue per l’attività concertistica e didattica, promuovendo la musica contemporanea e la formazione musicale in Italia.
L’epoca della pace data per scontata, della globalizzazione illimitata e dell’illusione della “fine della storia” è terminata. Oggi viviamo una fase di disordine internazionale in cui più che le alleanze contano gli allineamenti. Con il ritorno della competizione tra potenze riemergono vincoli materiali che la globalizzazione aveva reso meno visibili. L’Occidente ha costruito la propria ricchezza trasformando la natura in energia e infrastrutture. Oggi questa logica riemerge: anche le tecnologie più immateriali, dall’elettronica all’intelligenza artificiale, dipendono da risorse naturali.
La natura, considerata a lungo solo oggetto di sfruttamento, torna ad essere una variabile decisiva che ridefinisce equilibri e strategie globali.
Michelangelo Genone è analista di geopolitica e relazioni internazionali. Collabora con la rivista Limes, occupandosi di scenari strategici e dinamiche del potere globale
a cura di
Servizi Educativi e Culturali di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura
Maria Fontana Amoretti (responsabile) e Stefania Costa, Alessandra Agresta, Anna Calcagno
carta dei servizi