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Associazione The American Friends

L’Associazione The American Friends of the Palazzo Ducale Genoa è stata istituita nel 2020 con lo scopo di diffondere tra il pubblico americano le attività espositive e culturali della Wolfsoniana e di Palazzo Ducale e di sostenerne finanziariamente i progetti, attuando uno scambio di collaborazione con la Wolfsonian–Florida International University e altri musei, fondazioni ed enti educativi negli Stati Uniti.

Acquisizioni di AFPD in esposizione alla Wolfsoniana

Quirino Ruggeri, Ritratto di Cecilia Barbieri / Portrait of Cecilia Barbieri, 1940, bronzo / bronze, Courtesy American Friends of Palazzo Ducale

L’esordio nel campo della scultura di Quirino Ruggeri (Albacina di Fabriano 1883 – Roma 1955) avviene intorno al 1920 quando quasi quarantenne, di ritorno dagli Stati Uniti dove aveva svolto la professione di sarto, si avvicina all’arte plastica grazie ad Arturo Dazzi. Con una formazione da autodidatta debutta alla Biennale romana del 1921 e, entrato in contatto con gli artisti che si riunivano al Caffè Aragno, viene quindi invitato da Mario Broglio a partecipare alla mostra “Valori Plastici” alla Primaverile Fiorentina del 1922. Da questa data Ruggeri intraprende un’intensa ricerca artistica, segnata da importanti partecipazioni espositive (presente alle Quadriennali del 1931, 1935 e 1939 e alla XIX Biennale internazionale di Venezia del 1934, è invitato anche nel 1935 alla mostra parigina L’art italien des XIX et XX siècles) e accompagnata dai favorevoli giudizi dei più influenti critici dell’epoca, tra cui Roberto Longhi, del quale ritrae la moglie in un’opera esposta alla Quadriennale del 1931.  

Ruggeri si specializza infatti nella ritrattistica e nel corso del tempo raffigura alcuni tra i più celebri esponenti del mondo culturale e artistico del tempo: i musicisti Alfredo Casella e Bruno Barilli, Gabriellino D’Annunzio, Alberto Moravia, Giuliano Briganti (figlio dell’antiquario Aldo, uno tra i principali collezionisti dello scultore) e gli architetti Gigiotti Zanini e Giulio Arata (quest’ultimo ritratto in un busto esposto assieme a quello di Casella alla Mostra d’Arte Contemporanea Italiana, tenutasi nel 1939 nel padiglione italiano all’Esposizione Universale di New York). Accompagnando nel corso degli anni trenta la sua progressiva adesione alle impostazioni estetiche allora dominanti sotto il regime fascista, questa produzione ritrattistica include anche il Ritratto di Cecilia Barbieri in bronzo che, presente anche in una versione in gesso patinato e dipinto, raffigurava  in giovane età la futura bibliotecaria alla Biblioteca Nazionale presso il Collegio Romano che, originaria di Firenze dove era nata nel 1926, si trasferì nel 1951 nella capitale assieme al marito Giulio Cattaneo il quale, critico letterario e funzionario RAI, dedicò all’amico scrittore Carlo Emilio Gadda il volume Il gran lombardo (1973). 

Il ritratto giovanile di questa protagonista del mondo intellettuale romano del secondo dopoguerra entra dunque, grazie al sostegno dell’American Friends of Palazzo Ducale, a far parte della ricca e articolata raccolta di personalità del Novecento presenti nella collezione della Wolfsoniana, contribuendo a ricostruire attraverso questa carrellata di volti del tempo il clima culturale dell’epoca.  


Nicolò Garaventa e i giovani “garaventini” nella nave-scuola “Redenzione”, 1898, olio su tela, GAF2021.10
Courtesy American Friends of Palazzo Ducale

Il monumentale dipinto Nicolò Garaventa e i giovani “garaventini” nella nave-scuola Redenzione di Domingo Motta (Genova 1872-1962) – pittore di cui è già presente nel percorso della Wolfsoniana una suggestiva opera del 1898, Lo spaccapietre, ispirata ai modelli stilistici e iconografici del realismo sociale ottocentesco. L’opera Nicolò Garaventa e i giovani “garaventini”…, presentata all’Esposizione Generale Italiana di Torino del 1898 e realizzata molto probabilmente su commissione, documenta una tra le più affascinanti storie di filantropia genovese: quella dell’educatore e benefattore Nicolò Garaventa che, ricevuto in dono da Umberto I il brigantino della Marina sarda Daino (poi ribattezzato Redenzione), attrezzò la nave a istituto di recupero per giovani emarginati.


Luci di guerra (1918) di Federico Maragliano (Genova 1873-1952), pittore genovese noto per i suoi paesaggi caratterizzati da una precisa cura descrittiva, è un prezioso documento iconografico della difesa antiaerea approntata dal capoluogo ligure durante la Prima Guerra Mondiale per prevenire i paventati attacchi alle strutture portuali e, in particolare, agli stabilimenti di industria militare dell’Ansaldo.


Il dipinto La Madre (1921) di Giovanni Costantini (Roma 1872 – 1947) fa parte della serie Lacrime di guerra, realizzata dall’artista dopo la Prima guerra mondiale: una straziante contestazione pittorica degli orrori di un conflitto globale, in cui per la prima volta le potenze mondiali si scontrarono utilizzando la micidiale tecnologia delle armi moderne. Il dipinto raffigura una donna in fabbrica che sta assemblando un proiettile. L’immagine, carica di temi attuali e moderni, femminista e patriottica, mostra il carattere contraddittorio di tale azione: la donna, che sta per dare alla luce una nuova vita, partecipa alla produzione di un’arma di morte.

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