Opere acquisite nella collezione 2026
Ritratto di Cecilia Barbieri (1940) di Quirino Ruggeri

L’esordio nel campo della scultura di Quirino Ruggeri (Albacina di Fabriano 1883 – Roma 1955) avviene intorno al 1920 quando quasi quarantenne, di ritorno dagli Stati Uniti dove aveva svolto la professione di sarto, si avvicina all’arte plastica grazie ad Arturo Dazzi. Con una formazione da autodidatta debutta alla Biennale romana del 1921 e, entrato in contatto con gli artisti che si riunivano al Caffè Aragno, viene quindi invitato da Mario Broglio a partecipare alla mostra “Valori Plastici” alla Primaverile Fiorentina del 1922. Da questa data Ruggeri intraprende un’intensa ricerca artistica, segnata da importanti partecipazioni espositive (presente alle Quadriennali del 1931, 1935 e 1939 e alla XIX Biennale internazionale di Venezia del 1934, è invitato anche nel 1935 alla mostra parigina L’art italien des XIX et XX siècles) e accompagnata dai favorevoli giudizi dei più influenti critici dell’epoca, tra cui Roberto Longhi, del quale ritrae la moglie in un’opera esposta alla Quadriennale del 1931.
Ruggeri si specializza infatti nella ritrattistica e nel corso del tempo raffigura alcuni tra i più celebri esponenti del mondo culturale e artistico del tempo: i musicisti Alfredo Casella e Bruno Barilli, Gabriellino D’Annunzio, Alberto Moravia, Giuliano Briganti (figlio dell’antiquario Aldo, uno tra i principali collezionisti dello scultore) e gli architetti Gigiotti Zanini e Giulio Arata (quest’ultimo ritratto in un busto esposto assieme a quello di Casella alla Mostra d’Arte Contemporanea Italiana, tenutasi nel 1939 nel padiglione italiano all’Esposizione Universale di New York). Accompagnando nel corso degli anni trenta la sua progressiva adesione alle impostazioni estetiche allora dominanti sotto il regime fascista, questa produzione ritrattistica include anche il Ritratto di Cecilia Barbieri in bronzo che, presente anche in una versione in gesso patinato e dipinto, raffigurava in giovane età la futura bibliotecaria alla Biblioteca Nazionale presso il Collegio Romano che, originaria di Firenze dove era nata nel 1926, si trasferì nel 1951 nella capitale assieme al marito Giulio Cattaneo il quale, critico letterario e funzionario RAI, dedicò all’amico scrittore Carlo Emilio Gadda il volume Il gran lombardo (1973).
Il ritratto giovanile di questa protagonista del mondo intellettuale romano del secondo dopoguerra entra dunque, grazie al sostegno dell’American Friends of Palazzo Ducale, a far parte della ricca e articolata raccolta di personalità del Novecento presenti nella collezione della Wolfsoniana, contribuendo a ricostruire attraverso questa carrellata di volti del tempo il clima culturale dell’epoca.