28 Mar 2026, ore 18:00
Che cosa chiamiamo oggi “naturale” quando si parla di corpi e bellezza, e chi ne stabilisce i confini? L’intervento propone una lettura storico-antropologica della chirurgia estetica come fabbrica del “naturale”: un insieme di tecniche, linguaggi, immagini e narrazioni che rende desiderabile e plausibile un certo modo di apparire, fino a farlo percepire come ovvio e “spontaneo” per non dire “naturale”. In questo processo, corpi e modifiche genderizzate diventano terreno di norme, aspettative e gerarchie, amplificate da mercato, pubblicità e social media, che le riconfigurano come investimenti sul corpo come capitale simbolico. Per coglierne l’ambivalenza, richiamo il “paradosso della scelta” e alcuni snodi ricorrenti: la scelta della conformità/accettazione, la “liberazione” che può rovesciarsi in colonizzazione di standard esterni, e una “volontarietà” socialmente sollecitata dall’imperativo tecnologico. Pertanto, la chirurgia estetica libera o costringe? E, soprattutto, democratizza le possibilità oppure produce nuove diseguaglianze?

Michela Fusaschi è professoressa ordinaria di Antropologia culturale presso l’Università Roma Tre, Dipartimento di Scienze Politiche, dove coordina la sezione di Studi di Genere del dottorato in Scienze Politiche. È ricercatrice associata presso il Laboratoire d’anthropologie politique (LAP, CNRS–EHESS, Parigi) e co-dirige all’EHESS l’Atelier d’ethnographie féministe et queer. Da oltre due decenni conduce ricerche sulle modificazioni corporee di genere e ha ricevuto numerosi riconoscimenti per i suoi contributi all’antropologia di genere e femminista.
quando
sabato 28 marzo 2026, ore 18
dove
Sala Liguria
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