29 Mar 2026, ore 16:00
Cosa esiste di più innaturale dei confini? Linee immaginarie tracciate sulle mappe, a dividere uno spazio per sua natura indivisibile. I confini sono come le cicatrici: raccontano la storia di un popolo, le sue ferite e le sue aspirazioni. E proprio come le cicatrici, i confini possono sbiadire ma non scomparire.
L’ Africa sembra l’esempio più emblematico dell’artificialità dei confini, che furono ideati, tracciati e imposti attraverso la forza in epoca coloniale. Da allora, le frontiere tra Stati africani sono spazi contesi e turbolenti, ma si dimostrano impossibili da cancellare o da modificare, anche quando non riflettono più alcuna reale sovranità ma circoscrivono il guscio vuoto di entità statuali che non esistono più.

Giorgio Musso è ricercatore in Storia e istituzioni dell’Africa presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre. Ha avuto incarichi di ricerca e docenza per le università di Genova, Perugia Stranieri e Sciences Po-Paris. Studioso dell’Africa contemporanea e in particolare dei paesi della valle del Nilo, ha pubblicato articoli di ricerca su numerose riviste italiane e internazionali. E’ autore de La caserma e la moschea. Militari e islamisti al potere in Sudan (1989-2010) , pubblicato da Carocci. Commenta l’attualità africana per Radio24, RSI-Radio Svizzera Italiana, “La lettura” de Il Corriere della Sera, Aspenia, Limes e altri giornali italiani.
quando
domenica 29 marzo 2026, ore 16
dove
Sala Liguria
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