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Salvatore Natoli

09 Feb 2015, ore 00:00

Il problema della rappresentabilità e le dispute sulle immagini

Non esistono forme religiose che il non rappresentino il divino, anzi, potremmo dire, che la rappresentazione del divino è la forma eminente della rappresentazione sensibile. Le immagini li segnalano la presenza del divino o un suo passaggio, ma, in ogni caso, sono allusive e mai risolutive. Il divino, infatti, eccede l’umano e non è mai riducibile ad esso. Rispetto alle altre forme di vita religiosa, le religioni del libro segnano in questo una discontinuità: vietano le immagini e lo fanno non solo perché Dio è irrappresentabile, ma anche per evitare che le immagini ne divengano un surrogato. Ma l’uomo è di natura sensibile ed è difficile avere esperienza di Dio se in qualche modo non viene coinvolta la sensibilità. Di qui la ripresa dell’immagine – più che mai tormentata – contro il suo divieto; anzi una sua rivalutazione come mezzo che facilita l’accesso all’ineffabile e, lungi dall’esserne un surrogato, ne favorisce l’esperienza. In quest’evoluzione, il cristianesimo rappresenta un transito decisivo sia sul piano del sentimento che della dottrina.

rassegna:
Le rappresentazioni del Sacro

Tags: Le rappresentazioni del Sacro


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