14 Gen 2026 — 05 Feb 2026, ore 17:45
Sala del Maggior Consiglio, Sala del Minor Consiglio
La connessione e l’intreccio fra legame religioso e istanze e istituzioni di giustizia risalgono agli albori della civiltà umana e hanno alimentato sviluppi, differenziazioni e approfondimenti fecondi, ma hanno prodotto anche frizioni dolorose e drammatiche che vediamo riacutizzarsi proprio ai nostri giorni.
Fra i tratti più sgomentanti del paesaggio mondiale contemporaneo spiccano la messa in discussione e il tendenziale sgretolamento dello “Stato di diritto”; fenomeni di crisi che si manifestano anche nei contesti delle “democrazie liberali” (non solo occidentali) che in passato proclamavano e sembravano sforzarsi di incarnarlo.
Il ridimensionamento del valore intrinseco del diritto come ordinamento regolatorio (a livello nazionale, sovranazionale e internazionale) e la correlativa compressione dei diritti (civili e politici, sociali e culturali) delle persone (intese come singoli e come comunità) si impongono come problemi cruciali che vanno esaminati con attenzione e affrontati con lucidità.
Un aspetto rilevante di questa crisi del diritto è il suo collegamento con un rinnovato (certo spesso pretestuoso) richiamarsi alle fonti “rivelate” del diritto e della morale, alle convinzioni più intransigenti delle fedi, alla necessità di difendere la base religiosa unificante delle comunità di riferimento.
In tutte le parti del mondo operano e si affermano movimenti e regimi che si appellano alla superiorità di una certa “legge divina” rispetto alla legislazione e giurisdizione umana (“secolare”) per scardinare le istituzioni giuridiche universalistiche (per esempio disconoscendo l’indipendenza della magistratura e imbrigliando o negando la libertà di espressione) ovvero per legittimare prescrizioni discriminatorie, se non addirittura per giustificare aggressioni militari o violenze terroristiche.
È necessario, perciò, tornare a riflettere sul processo di crescita culturale che ha portato a sganciare sempre più le istituzioni statali da quelle delle comunità religiose, anche per garantire a tutti i cittadini e a tutte le associazioni autonomia e libertà interna ed esterna, a partire da quella fondamentale dei singoli di aderire o non aderire a una fede, di praticare o non praticare un culto.
Altrettanto necessario è comprendere come e perché questo sviluppo, che si è prodotto lungo una storia intricata e contraddittoria soprattutto nelle società cristianizzate, ma che ha conosciuto importanti corrispondenze e contraccolpi anche negli altri contesti, venga ora contrastato da tendenze che riaffermano l’origine e la sanzione “sacrale” dell’ordine e dell’autorità civile, delle leggi e della giustizia, per affossare in maniera più o meno brutale il diritto e i diritti intesi in senso universalistico, validi egualmente in linea di principio per tutte le persone e le comunità.
Il ciclo dovrà limitarsi a illustrare la problematica cercando di coglierne l’articolazione in alcuni contesti particolari, che peraltro si pongono come scenari privilegiati, attraversati dai conflitti attualmente più aspri e scottanti.
Ida Zilio-Grandi, Islamologia e Shari’a, Università Ca’ Foscari Venezia
Deborah Scolart, Diritto musulmano e dei paesi islamici, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Massimo Giuliani, Pensiero ebraico, Università di Trento, in dialogo con Ariel Dello Strologo, Centro Culturale Primo Levi, Genova
Alberto Pelissero, Indologia, Università di Torino
Roberto Mazzola, Diritto ecclesiastico e Diritto interculturale, Università del Piemonte Orientale
L’illustrazione in copertina è tratta da “Vidal major” di Vidal de Canella
a cura di
A cura di Centro Studi Antonio Balletto
quando
dal 14 gennaio al 5 febbraio 2026, ore 17.45
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