18 Nov 2021, ore 17:30
“Proteggere i semi, la diversità, la biodiversità”. Questa frase di Vandana Shiva, pronunciata in una lectio magistralis tenuta al MACRO Asilo di Roma, racchiude in sintesi il manifesto di Giorgio de Finis sviluppatosi negli anni in progetti artistici con una forte attenzione al sociale, a partire dal cantiere cinematografico e dʼarte “Space Metropoliz” (realizzato nel 2011 insieme a Fabrizio Boni) che narra in chiave poetico/polemica della costruzione di una navicella spaziale per lanciarsi alla ricerca di un posto che possa accogliere i reietti di questa Terra.
Al termine di questo viaggio Giorgio de Finis ha dato vita al MAAM Museo dellʼAltro e dellʼAltrove e ad altri progetti museali-fai-da-te per poi approdare al Museo di arte contemporanea di Roma con il dispositivo inclusivo e partecipativo MACRO Asilo. La complessità del sistema, ma meglio sarebbe dire con le sue parole dellʼeco-sistema dell’arte, ha gravitato per due anni attorno a questo inedito progetto, rappresentando e rappresentandosi, divenendo museo nel tempo-spazio concesso a ciascuno dal palinsesto caleidoscopico che per due anni ha sostituito le mostre.
Quello che si voleva mostrare era il museo “nuovo” allʼopera, dove tutti, artisti, studiosi, visitatori, erano protagonisti, parte di un complesso meccanismo maieutico e metalinguistico, che produceva domande più che dare risposte. Questo esperimento di democrazia culturale, atto a sviluppare nuove modalità nel rapporto tra
cittadini, istituzioni e opera d’arte, ha contato in 14 mesi oltre 330 mila ingressi e ospitato 241 Atelier (studi dʼartista della durata di una settimana aperti al pubblico), 61 Ambienti (stanze dedicate a progetti relazionali e partecipati), 204 installazioni, 216 laboratori, 657 proiezioni, 309 Autoritratti dʼartista, 189 lectio magistralis, 462 tavole rotonde: un caso studio allʼattenzione della museologia internazionale.
Stefania Giazzi
La foto di copertina è di Agnese Samà