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Fondazione Palazzo Ducale Genova

Alex Majoli, Tragedia contemporanea
L’Italia di Magnum
Munizioniere, fino all’11 luglio 2021


La mostra L’Italia di Magnum. Da Robert Capa a Paolo Pellegrin è un percorso nella cronaca, nella storia e nel costume del nostro Paese attraverso lo sguardo dei fotografi dell’agenzia Magnum Photos, e dal 10 giugno si arricchisce con una sezione legata alla contemporaneità, dedicata al lavoro di Alex Majoli. Tragedia contemporanea è un racconto della pandemia da Covid-19 che Alex Majoli, importante fotografo e reporter dell’agenzia Magnum, ha voluto affrontare in oltre un anno di viaggi per l’Italia.

Otto fotografie in bianco e nero, di grandi dimensioni, frutto di un reale viaggio di Majoli in Italia, dalla Sicilia fino al confine con la Slovenia, sono lì a testimoniare la realtà di una tragedia che ha coinvolto come non mai tutti noi e che sicuramente lascerà una traccia indelebile nei giorni a venire.

“Stavo lavorando ad un nuovo capitolo del mio progetto SCENE a Reggio Emilia – racconta Alex Majoli – quando a fine febbraio è iniziata l’epidemia. Così, lì ho fatto i primi scatti. Poi, ho immaginato un lungo viaggio in Italia durante questa peste moderna, da Palermo fino al confine con la Slovenia passando da Bergamo. Il risultato è un frammento in conflitto tra l’evento in sé e l’epica delle immagini che portiamo in noi come referenza storico/religiosa”

Commenta Walter Guadagnini, curatore de L’Italia di Magnum : “Alex Majoli è giunto ormai alla compiuta maturità, e il nuovo ciclo di lavori lo dimostra in modo esemplare: il confine tra luce e ombra, tra realtà e finzione, diviene la sorprendente chiave di lettura dell’intera realtà, in un gioco di specchi dalla straordinaria potenza evocativa”.

Il progetto espositivo, prodotto e curato da Suazes e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, è ospitato all’interno della Sala del Munizioniere e fino all’11 luglio sarà visitabile liberamente. Un omaggio alla città all’indomani delle riaperture e un’occasione per non dimenticare gli effetti della pandemia da Covd-19.


Nato a Ravenna nel 1971, Alex Majoli all’età di quindici anni entra nello Studio F45, lavorando a fianco di Daniele Casadio. Ancora studente all’Istituto d’Arte della sua città, collabora con l’Agenzia Grazia Neri, per cui realizza i primi reportage dalla Jugoslavia in conflitto. Il progetto sulla chiusura di un ospedale psichiatrico sull’isola di Leros, in Grecia, diviene materia della sua prima monografia intitolata Leros.
Dopo un viaggio in Sud America, nel 1997 inizia un lavoro a lungo termine sulla vita nelle città portuali di diverse aree del mondo, Hotel Marinum, sperimentando nel frattempo diversi linguaggi multimediali. Dal 2001, diventato membro di Magnum a pieno titolo, segue la caduta del regime talebano in Afghanistan e, due anni dopo, l’invasione dell’Iraq. Dopo Libera me, un progetto sulle trasformazioni sociali della città di Marsiglia e una riflessione sulla condizione umana, Migranesimo indaga lo spaesamento dell’identità europea di fronte alla crisi in atto nel Mediterraneo.

Negli anni, influenzato dagli scritti e dalle teorie dello scrittore Luigi Pirandello, esplora il concetto di essere attori delle nostre vite. Comprende che il suo ruolo, come fotografo, è quello di far esibire le persone nel loro ambiente naturale, cercando però di enfatizzarlo attraverso l’impiego della luce artificiale proprio per drammatizzare la routine quotidiana. La linea sottile tra realtà e teatro, comportamento e recitazione, è il tipo di attrito che continua ad affascinarlo e che lo porta a ritornare nelle strade e nei luoghi dove la condizione umana è messa in discussione. Da questa ricerca è nato il libro Scene del 2019.

Majoli ha ricevuto l’Eugene Smith Grant (2017), una Guggenheim Fellowship (2015), l’Infinity Award for Photojournalism (2003), il Getty Images Grant for Editorial Photography (2009), il Photographer of the year NPPA (2004), il Feature Photography Award OPC, tra molti altri riconoscimenti e borse di studio. Vive a New York ed è membro di Magnum Photos dal 1996. È rappresentato dalla Howard Greenberg Gallery di New York.