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Dove

Loggia degli Abati

Fondazione Palazzo Ducale Genova

La pittura come un sogno di vita quotidiana

Genova rende omaggio ad uno dei più significativi artisti della città, Attilio Mangini, con una mostra antologica allestita a Palazzo Ducale, nella Loggia degli Abati dal 14 dicembre 2002 al 26 gennaio 2003.
 
Attilio Mangini è senza dubbio uno degli artisti più amati dai genovesi che hanno trovato nel suo lungo lavoro di pittore, ceramista, illustratore, l’equivalente visivo della città, rappresentata nella particolare atmosfera di un quotidiano che si trasforma in un sogno leggero di segno e colore. La Genova di Mangini è diventata negli anni il logo della città e Mangini a sua volta il logo del pittore genovese. Nasce da questo particolare rapporto tra Genova e l’artista questa mostra antologica che coglie l’occasione di un compleanno (novant’anni appena compiuti lo scorso giugno) per riproporne un’attività che supera ormai il mezzo secolo (dalla prima mostra del ’52 alla Galleria Genova sino ad oggi) attraverso una significativa selezione di sue opere: circa 100 tra dipinti, disegni, ceramiche.
 
La mostra, allestita negli spazi di Palazzo Ducale, prende inizio da un nucleo di disegni e di opere in gran parte inedite realizzate da Attilio Mangini negli anni ’50 nella dimensione di un realismo con venature espressioniste che ben si inserisce nell’ambito della ricerca artistica italiana del secondo dopoguerra. L’artista affronta qui in maniera più esplicita i temi a lui cari dei luoghi del lavoro e della fatica singolarmente intrecciati con uno dei suoi soggetti preferiti, il circo, rivisitato in questa fase iniziale in chiave di metafora esistenziale, che sembra guardare laicamente alla religiosità di Roualt.
 
Seguono tra anni ’60 e ’70 stilizzati disegni en arabesque che si alternano a dipinti della città, del centro storico, dei suoi abitanti in una variante di espressionismo surreale e fiabesco che – come scrive Sandra Solimano in catalogo – è la lente deformante che Mangini applica al quotidiano trasfigurandolo in malinconiche “cronache di poveri amanti”.
 
Di segno assai diverso il partecipato racconto della Resistenza attraverso una serie di disegni a china del 1975 e la successiva produzione degli anni ’80, quasi transavanguardistica nella ricercata deformazione della figura e nel recupero di stilemi neo-fauves di alcuni paesaggi marini che richiamano un precedente nucleo di dipinti degli anni ’60 e 70 in una sorta di percorso parallelo alla più nota produzione dell’artista che pur ritorna nelle opere dedicate al porto e nelle vedute della città.