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Fondazione Palazzo Ducale Genova

Raccontare il tempo

Nel campo della letteratura, la questione del tempo si è posta in modo cruciale all’inizio del Novecento per via di un rivolgimento radicale della sua percezione (e di quella dello spazio), conseguenza diretta di molte scoperte scientifiche e della scoperta dell’inconscio.
La costruzione classica della narrazione ottocentesca non ha più scampo, incrinata già da Flaubert, è definitivamente scossa da Proust, Kafka, Musil, Joyce, Conrad, Hemingway, Gertrude Stein e Virginia Woolf. Ognuno di questi autori ingaggia e risolve a modo suo (tra affinità e differenze) la questione del tempo nel racconto (enunciato) e del tempo del racconto (enunciazione).
Nei romanzi di Virginia Woolf, in particolare, come raccontare il tempo tiene in sé (capovolto come in uno specchio) un altro problema: come la concezione del tempo cambia il racconto. C’è un prima e un dopo del presentarsi di questo problema? Forse, sul piano logico-concettuale, ma non sul piano della scrittura di finzione, dove questi due tempi, il prima e il dopo, accadono insieme, in contemporanea, per via del primato che viene dato all’emozione nell’esperienza della scrittura e della lettura.
Questo nodo è al centro dell’invenzione di Mrs Dalloway (lei, Clarissa, e il suo racconto, ovvero il romanzo Mrs Dalloway); il cardine romanzesco non è né la trama, né il personaggio, la nuova materia è proprio la rappresentazione del tempo, il senso che il tempo soggettivo e quotidiano ha in rapporto al tempo storico.

Liliana Rampello, docente di Estetica all’Università di Bologna dal 1972 al 2007, vive e lavora a Milano come consulente editoriale. Dal 2001 al 2008 ha firmato la rubrica Ai libri non si resiste della rivista «Via Dogana» della Libreria delle Donne di Milano. Autrice di numerosi saggi ha collaborato con «il Verri», «Rinascita», «Studi di Estetica», la «Nuova Informazione Bibliografica» e «Il filo di perle».

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