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Fondazione Palazzo Ducale Genova

Modigliani


 
Ad Amedeo Modigliani bastano pochi anni per trasformare le sue figure allungate in icone della pittura del Novecento, quella che ha nell’uomo, nel suo incedere nel mondo, il punto di partenza. Diceva che per lavorare aveva bisogno «di un essere vivente, vedermelo davanti». E infatti è riuscito a raccontare Parigi attraverso i volti di chi gli stava intorno: pittori, collezionisti, poeti, mercanti, donne amate. Nella capitale francese era arrivato spinto dalla passione per la pittura. La Ville Lumiere era stata protagonista di una vera e propria rivoluzione alla fine dell’Ottocento e accoglieva artisti che arrivavano da ogni parte. Modigliani la raggiunge dall’Italia, dalla toscana, portando con sé il bagaglio di una tradizione del disegno che non abbandonerà mai, pur contaminandola con l’irriducibile gusto per la modernità che gli fa allungare i colli, esaltare o sottrarre gli sguardi dei soggetti ritratti, eliminare i dettagli, reinterpretare il nudo secondo un codice in cui la sfrontatezza non è indecenza ma portatrice di verità. Grande seduttore, ostinato interprete del genio sregolato, elegantissimo pur nella miseria, Modigliani muore nel 1920, a 36 anni. E diventa una leggenda.
 
Lea Mattarella
Storico dell’arte e giornalista (La Repubblica)
Docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Napoli
(Ha collaborato alla mostra Modigliani, Roma 2006; suo il in catalogo Alla ricerca della forma perfetta. Modigliani e le donne).

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