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Fondazione Palazzo Ducale Genova

La nostra società è da tempo definita “società dell’immagine”, viviamo immersi nei media visuali e circondati da immagini create per catturare la nostra attenzione. Dalla scuola di Francoforte alle teorie di McLuhan, Levy, Baudrillard, Debord e de Kerckhove, il pensiero degli autori critici si è mosso intorno alle riflessioni sui possibili effetti e le conseguenze prodotte dall’immersione in un contesto fortemente visivo e mediatizzato e su come ciò possa concorrere alla costruzione e alla definizione della realtà.
Se fino agli anni Settanta i metodi visuali nella ricerca sociale erano oggetto di critica perché ritenuti troppo soggettivi, dagli anni Ottanta essi cominciano a godere di una certa attenzione anche a livello accademico, seppure come mero complemento alla ricerca sociale in senso stretto. Dagli anni Duemila, l’interesse per la dimensione visuale della realtà subisce un notevole impulso; in tempi più recenti si sta infine arrivando a considerare i metodi visuali di ricerca come strumenti indispensabili per indagare le trasformazioni socio-culturali contemporanee e la loro relazione riflessiva con la dimensione visuale. L’attuale valorizzazione dei metodi visuali è legata a un più ampio mutamento dei processi conoscitivi. In primo luogo, il movimento filosofico del postmodernismo e dell’antropologia postmoderna hanno modificato la prospettiva epistemologica delle grandi narrazioni a favore di approcci più interpretativi e fenomenologici che si declinano, da un lato, in una rinnovata attenzione per le pratiche (practice turn) e per la dimensione spaziale della vita sociale (spatial turn); dall’altro lato, nella progressiva affermazione della natura polisensoriale dei processi conoscitivi (sensorial turn). In questo contesto, i metodi visuali trovano un terreno fertile come strumenti per la raccolta, l’interpretazione e la diffusione di questo tipo di sapere.
Negli ultimi dieci anni, lo sviluppo delle sperimentazioni di ricerca in questi campi ha cominciato a produrre anche a livello scientifico i primi risultati, e l’embrione di una produzione teorica e metodologica indipendente. Il presente convegno intende fare il punto sullo stato dell’arte della pratica di ricerca visuale in Italia e non solo, chiamando a raccolta studiosi, ricercatori, studenti e videomaker attivi in questo campo e facendoli interloquire con le riflessioni più originali in ambito internazionale.
L’obiettivo del convegno sarà esplorare e far convergere quelle esperienze che, nel campo della ricerca etnografica e dell’attivismo, hanno utilizzato i metodi e i formati visuali per descrivere, interpretare e trasformare diversi mondi sociali. Invitiamo individui, collettivi e gruppi di ricerca a inviare proposte di comunicazione per provare a rispondere insieme ai seguenti interrogativi: Cosa significa realizzare un’etnografia visuale? Come generare dinamiche partecipative attraverso metodi visuali? Quali ricadute generano tali metodi sui mondi che i ricercatori studiano, e sui quali attivisti e operatori a vario titolo intervengono? In quali campi i metodi e gli studi visuali si dimostrano efficaci? Quale relazione è possibile sviluppare fra linguaggio cinematografico, fotografia e scienze sociali? Come mutano la formazione e il mestiere del ricercatore se s’incorporano i metodi e le strategie visuali?
Quali vantaggi possono essere apportati dalle tecniche audiovisive nell’esplorazione e nella co-costruzione del campo di ricerca? Quali sono limiti e vincoli degli studi e delle pratiche di ricerca visuale?

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