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Fondazione Palazzo Ducale Genova

Liguria Spazio Aperto – Sala del Minor Consiglio
13 – 14 marzo 2007

Parlando di capro espiatorio non può non venire in mente la versione letteraria del singor Malaussène di Daniel Pennac, che lo ha trasformato in un mestiere vero e proprio. La storia biblica è al centro di un convegno organizzato martedì 13 e mercoledì 14 marzo 2007 dai Buonavoglia a Palazzo Ducale dal titolo Il capro espiatorio. Mito, religione, storia. Tra gli ospiti lo storico Luciano Canfora, il sociologo e giornalista Khaled Fouad Allam, lo storico Giovanni De Luna, l’attore Moni Ovadia, Giuseppe Fornari (docente di Scienza della persona), Romolo Rossi (ordinario di Psichiatria a Genova), Pierluigi Pinelli (docente di Letteratura francese presso l’Università di Genova), il filologo Guido Paduano, l’esperto di Talmud Benedetto Carucci, Davide Bernini e Sandra Isetta.

Il rito biblico – riportato nel Levitico, nella Mishnah e nel Talmud – descrive la tradizione di abbandonare nella selva una capra nel Giorno dell’Espiazione dello Yom Kippur. Per i cristiani il capro per eccellenza è Gesù. Nell’uso comune del termine è un soggetto che viene incolpato arbitrariamente di una calamità. Al Ducale gli invitati affronteranno l’argomento da più punti di vista. Se Ovadia (L’ebreo capro espiatorio. Perché?) e Bernini (Il sacrificio di Isacco) si rifaranno alla tradizione biblica Canfora parlerà di storia e presenterà due libri: Il papiro di Dongo ed Esportare la libertà. De Luna parlerà de Il corpo del nemico, mentre Allam affronterà il tema dell’immigrazione in una relazione intitolata Lo straniero.

Nel dibattito sociale e politico contemporaneo lo straniero appare come il capro per eccellenza. «L’immigrato – dice Khaled Fouad Allam, che raggiungo al telefono – è la versione profana della storia presentata nei testi biblici, il paradigma del conflitto che si presenta all’interno della nostra società».

Gli aspetti che si presentano oggi sono almeno due: «la prima è la discriminazione, effetto di una colpa mai affermata, che di fatto è quella dello straniero di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Le cronache giudiziarie ce lo testimoniano ogni giorno. Poi c’è un altro aspetto: la nostra concezione di società è fortemente basata sull’identità tra Stato e territorio, mentre lo straniero ci insegna come si forma una comunità».

L’Europa, sostiene Allam, deve imparare ad abbattere le frontiere culturali e psicologiche prima di quelle fisiche. C’è differenza tra come viene considerato lo straniero in Occidente e in Oriente? «Ciò che unisce tutti è il principio teorico dell’ospitalità: lo straniero va accolto. Ma la materia è molto complessa e ogni area è diversa. Per paesi come il Canada, l’Australia, gli Stati Uniti – nati direttamente da processi di immigrazione – questo costituisce un problema minore, ma nel vecchio Continente le dinamiche sono più complicate». Tutti temi che Allam ha affrontato nel suo ultimo libro, La solitudine dell’Occidente (Rizzoli, p.215, 17 Eu), dove descrive questi fenomeni sotto la nuova luce gettata dalla globalizzazione: «negli ultimi tempi l’identità territoriale è andata sgretolandosi, si assiste a una deterritorializzazione in tutti i campi». Anche l’idea della nostra società deve cambiare, iniziando dal multiculturalismo come valore fondante.

Nell’ambito del convegno Luciano Canfora presenterà il libro Esportare la libertà. Il mito che ha fallito (Mondadori, p. 112, 12 Eu). Nella sua analisi, Canfora rintraccia in tutte le guerre condotte sotto il vessillo della democrazia – dalla guerra del Peloponneso a quella in Iraq – il principio della menzogna e dello sfruttamento. Un atto d’accusa verso tutte le politiche internazionali che, facendosi portavoce della libertà, agiscono invece secondo le logiche del dominio puro e semplice. mentelocale.it

Tratto da Focus On N.10, 13/03/2007
vedi l’archivio di Focus On

Convegno 'Il capro espiatorio' - Liguria Spazio Aperto